Fenomeni di inquinamento generati dallo smaltimento dei rifiuti

Gli impatti dello smaltimento incontrollato dei rifiuti

Lo smaltimento incontrollato dei rifiuti sul suolo determina una serie di impatti negativi sulle componenti ambientali e sulla salute pubblica.
Detti impatti nella loro generalità sono sintetizzabili come segue.

Inquinamento estetico-paesaggistico

È la forma di inquinamento di più immediata percezione. Sebbene sia tipica di ogni tipologia di rifiuto, si manifesta nei suoi aspetti più vistosi per depositi incontrollati di RSU. Chiaramente, un impatto estetico-paesaggistico negativo ha riflessi immediati sulla possibilità di fruizione dell’area interessata e sul valore economico dei beni in essa insediati. Ma, al di là di questo aspetto, i rifiuti depositati rappresentano un rischio immediato o potenziale di sviluppo degli altri fenomeni di inquinamento sotto descritti.

Inquinamento del sottosuolo

I contaminanti contenuti nei rifiuti possono infiltrarsi nel sottosuolo, direttamente (nel caso di rifiuti liquidi concentrati sversati accidentalmente o dolosamente sul terreno) o tramite dilavamento da parte delle acque di pioggia. Sono tipici i fenomeni di inquinamento delle falde acquifere causati dal percolato di discariche non controllate di rifiuti solidi, e da sversamenti abusivi sul terreno di solventi industriali assai poco assorbili dalle formazioni geologiche del sottosuolo (solventi aromatici e solventi clorurati). La pericolosità di questi abusi ambientali è connessa all’alta concentrazione di composti inquinanti, anche fortemente tossici, tanto da poter contaminare vaste estensioni dell’acquifero rendendolo inutilizzabile per l’uso potabile.

Inquinamento delle acque superficiali

Questo fenomeno, sia per cause che per effetti, segue di pari passo quello appena descritto relativamente alle acque profonde. Con la differenza che il fenomeno di inquinamento delle acque superficiali ha carattere più acuto; quello che interessa le acque di falda ha carattere più cronico in ragione del lento ricambio naturale delle acque.

Inquinamento dell’aria

È questo un altro tipico fenomeno che caratterizza lo smaltimento incontrollato dei rifiuti sul terreno. Sono molteplici le cause di inquinamento dell’aria da composti maleodoranti o tossici:

  • emissione di composti volatili già presenti in origine nei rifiuti. È il caso di diverse tipologie di rifiuti industriali (ad es. contaminati da solventi vari). Ma è anche il caso di RSU nei quali, pur in ridotta concentrazione, sono presenti vari idrocarburi aromatici e idrocarburi clorurati (contenuti nei gas propellenti di bombolette spray);
  • emissione di composti volatili formatisi a seguito di processi biodegradativi dei rifiuti. È questo il caso tipico di rifiuti a matrice organica e specificamente i RSU;
  • emissione di composti vari a seguito di combinazione di rifiuti tra loro incompatibili (o incompatibili con l’acqua).

Alterazioni degli equilibri di vita naturale

Le forme di inquinamento sopradescritte possono comportare alterazioni più o meno significative delle singole forme di vita animale o vegetale presenti nelle aree interessate o anche degli equilibri di vita di complessi ecosistemi naturali.
In Italia ogni persona produce in media 497 chilogrammi di rifiuti urbani all’anno, per un totale di 34 milioni di tonnellate, di cui il 51% viene sottoposto a riciclaggio e compostaggio, riducendo sensibilmente il loro impatto sull’ambiente. Il dato è più o meno in linea con quello medio dei 28 paesi dell’Unione europea, dove nel complesso ogni cittadino produce 482 chilogrammi di rifiuti, il 47% dei quali viene riciclato.
Dei 34 milioni di tonnellate solo il 10% viene utilizzato per la valorizzazione energetica a fronte del 25% della Germania e il 33% della Francia.

La raccolta differenziata in Italia e in Europa

Prima di arrivare al come, un po’ di dettagli sul cosa. Il dato medio del riciclo italiano, come quello europeo, comprende grandi differenze a seconda dell’area geografica: il paese più virtuoso nel riciclo è la Germania (66%), mentre agli ultimi posti ci sono Malta 8% e Romania (15%). In Italia sono più virtuose le regioni settentrionali con il 64,2% di rifiuti urbani riciclati rispetto alla produzione totale; il dato scende al 48,6% nel centro e al sud si riduce ulteriormente al 37,6%.
Per far si che i rifiuti vengano correttamente smaltiti e riciclati è necessario che siano mantenuti divisi a seconda del tipo di materiale di cui sono costituiti. L’obiettivo è quello di giungere alla netta separazione tra rifiuto secco e rifiuto umido. La parte “secca” dei rifiuti va innanzitutto distinta in secco riciclabile (vetro, carta, plastica, alluminio) e secco non riciclabile; la parte “umida”, raccolta separatamente, ossia gli scarti alimentari quali bucce della frutta, gusci delle uova, fondi del caffè, residui di pulizia delle verdure ecc. verrà smaltita attraverso il compostaggio della frazione umida.
Un contenitore tipico per la raccolta differenziata è la campana, destinata solitamente alla raccolta di vetro o plastica. A differenza del cassonetto, che deve essere ribaltato per lo svuotamento, la campana viene svuotata dal basso, sollevandola e aprendo la base inferiore con un comando meccanico situato accanto al gancio di sollevamento. Altri contenitori di rifiuti possono essere i bidoni o bidoncini che vengono dati alle famiglie per la raccolta differenziata porta a porta, uno per ogni tipo di rifiuto.
Per facilitare e incrementare la raccolta differenziata ed il riciclaggio dei rifiuti, nelle città spesso vengono realizzati dei punti di raccolta, detti “isole ecologiche”, in cui sono riuniti diversi contenitori per la raccolta differenziata. Il corretto conferimento dei diversi materiali negli appositi contenitori è di fondamentale importanza affinché il materiale, ottenuto attraverso i diversi metodi di riciclaggio, sia di buona qualità e adatto alla realizzazione di nuovi prodotti realmente concorrenziali sul mercato.

I risparmi ottenuti dalla raccolta differenziata

  1. Con il recupero di 1.000 tonnellate di plastica (ossia la quantità di plastica prodotta in un anno da una piccola città) si ottiene il risparmio di circa 3.500 tonnellate di petrolio, cioè l’equivalente dell’energia usata da 20.000 frigoriferi in un anno.
  2. Per produrre una tonnellata di carta vergine occorrono 15 alberi, 440.000 litri d’acqua e 7.600 kwh di energia elettrica. Per produrre invece una tonnellata di carta riciclata bastano 1.800 litri d’acqua e 2.700 kwh di energia elettrica.
  3. Nella produzione di vetro “nuovo”, per ogni 10% di rottame di vetro inserito nei forni si ottiene un risparmio del 2,55% di energia, equivalente ad oltre 130 litri di petrolio risparmiato per ogni tonnellata di vetro riciclato usato. Si stima che l’industria vetraria registri ogni anno un risparmio energetico, grazie alla raccolta differenziata, pari a 400.000 tonnellate di petrolio.
  4. Gli scarti provenienti dalla cura delle aree verdi e dai giardini (foglie, erba, residui floreali, ramaglie, potature) costituiscono una parte consistente dei rifiuti prodotti e sono fondamentali per il processo di compostaggio industriale. Ne sono sufficienti 10 tonnellate per fertilizzare il terreno.
  5. Per produrre 1 kg di alluminio occorrono circa 15 kwh di energia elettrica ed un impianto di estrazione di bauxite. Per produrre 1 kg di alluminio da materiale riciclato occorrono invece 0,8 kwh di energia e, soprattutto, nessun impianto di estrazione di bauxite.
  6. Frigoriferi e congelatori sono costituiti per lo più da acciaio e plastica ma contengono anche sostanze chiamate clorofluorocarburi (CFC), responsabili dei danni all’ozono atmosferico. Si stima che ogni frigo contenga in media 250 grammi di CFC vari (freon, poliuretano), oltre all’olio minerale contenuto nel motore dell’impianto refrigerante.
  7. L’olio minerale esausto (olii lubrificanti nell’artigianato, negli autoveicoli, nell’industria) è per la quasi totalità recuperabile. Da 100 kg di olio usato si ottengono 68 kg di olio nuovo.
  8. In Italia il 65% dei pneumatici finisce nelle discariche. La gomma è un combustibile e, quando nella discarica avvengono combustioni non controllate, si liberano fumi densi molto inquinanti. Il recupero dei pneumatici usati avviene, per esempio, con la triturazione: alla temperatura di 100° sotto zero raggiunta tramite l’impiego di azoto liquido, la triturazione meccanica diventa semplice e la successiva separazione automatica dei vari componenti assicura un riciclo pressoché totale dei materiali, che vengono utilizzati come sostrati anti-rumore per strade e autostrade, piste da corsa e campi sportivi, ecc.

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