Gli incendi in casa: elettricità e fiamme libere

L’elettricità e le fiamme libere di barbecue, camini, stufe, fornelli e sigarette possono essere causa di incendi in casa. In questo articolo l'ing. Corbo illustra quali sono i rischi presenti nelle nostre abitazioni e come prevenirli.

L’origine elettrica

L’elettricità può fornire la causa di un incendio per la produzione sia di calore per effetto Joule che per ciò che i tecnici chiamano “scariche elettriche disruptive”. Per quanto riguarda quest’ultimo fenomeno fisico, che volgarmente va sotto il nome di “scintille”, è necessario dire che si tratta di un fenomeno frequentissimo in tutti gli impianti: ad ogni apertura e chiusura di un interruttore, per fare un esempio, corrisponde una scarica la cui intensità dipende sia dalla tensione che dalla conformazione dell’interruttore, in ogni apparecchiatura, macchina o motore in cui può essere interrotto un circuito, si possono produrre scintille.

Tuttavia, questa emissione di energia sotto forma di luce che caratterizza il transito di corrente in un gas è assai bassa e, generalmente, non è in grado di innescare la combustione. Non sempre è così, però, nel caso di ambienti in cui siano conservati e utilizzati prodotti infiammabili o esplosivi basta davvero una scintilla a innescare il processo di combustione. Per questa ragione gli impianti elettrici da realizzarsi in tali luoghi devono essere completamente isolati dall’ambiente, per esempio in condutture stagne.

Ben più pericoloso invece è il calore che parti dell’impianto di distribuzione o degli apparecchi utilizzatori possono dissipare per effetto Joule. Per cause intrinseche quali l’obsolescenza (e l’assenza di manutenzione) o una errata concezione, oppure per un utilizzo non corretto, la corrente elettrica innesca un processo di combustione nel momento in cui gli elementi conduttori entro cui essa transita raggiungono una temperatura non compatibile con ciò cui sono a contatto.

Un evento di innesco classico è il sovraccarico di una linea utilizzata da diversi elettrodomestici tramite una o più prese multiple. In altri casi può essere un mancato funzionamento degli interruttori di protezione, per esempio perché non sono stati dimensionati correttamente o posizionati in maniera opportuna.

Tuttavia, se l’impianto di distribuzione, comprese le sue estensioni più o meno improvvisate (le famigerate prolunghe, altrettanto pericolose in termini di elettrocuzione), può fornire l’occasione di un incendio, ancora più frequenti sono quelli innescati dall’uso dei vari apparecchi utilizzatori.

La frequenza è correlabile sia alla notevole diffusione di apparecchiature ad energia elettrica, sia alla possibilità che le stesse siano utilizzate in maniera incongrua o senza le dovute precauzioni.

Pensiamo all’apparentemente innocua lampadina a incandescenza. Quando essa si trova vicino al soffitto va tutto bene, è lontana da materiali che possono prendere fuoco e generalmente l’insieme di diffusore, attacco e linea di collegamento sono concepiti in maniera tale da dissipare adeguatamente il calore prodotto o non raggiunge temperature limite per l’impianto in sé. L’abat-jour invece è a portata di mano, può capitare che la si voglia oscurare con un giornale, con un telo, un indumento. Oppure che un gesto maldestro e incosciente, di un gatto, di un bambino curioso e distratto, porti la lampadina ad avvicinarsi al materiale infiammabile.

Non si trascurino, oltre alla conduzione, anche gli altri meccanismi di trasferimento di calore, l’irraggiamento in particolare, ma anche la convezione. Le parti calde di stufe ed elettrodi raggiungono facilmente temperature al di sopra dei 700°, è facile dunque che la superficie di un qualsiasi oggetto non riflettente, se posto in prossimità delle sorgenti, possa essere portata a temperature superiori al punto di infiammabilità.

 

Fiamme libere e altre cause di innesco

Le cucine (in Italia le piastre elettriche non hanno mai attecchito visti i costi di utilizzo) sono rimaste le zone della casa in cui si usano quotidianamente le fiamme libere. Seguono gli impianti di riscaldamento, ai quali non sempre è dedicato uno spazio ad hoc, e altre attrezzature, fisse o mobili, come il caminetto o il barbecue.

 

Il barbecue

Il barbecue è utilizzato solo da chi possiede un giardino, al massimo un terrazzo abitabile, e generalmente non fornisce l’occasione di un vero e proprio incendio, tuttavia lo segnalo perché spesso causa di incidenti tanto paurosi quanto evitabili. Vediamo perché. Il carbone di legna che si utilizza per il barbecue è un ottimo combustibile, offre braci persistenti, poco fumo e molto calore. L’unica caratteristica atipica, per chi ha fretta e non lo conosce, è la sua temperatura di accensione che è molto più elevata di quella della legna: per poter accendere la carbonella si deve dunque fornire molto calore. Perciò il cuoco usa spesso l’alcool denaturato di casa, ne bagna il combustibile e lo incendia. L’alcool, però, non ha un elevato potere calorifico e la sua fiamma è debole, quasi invisibile. Allora dopo qualche secondo di attesa, il cuoco impaziente e ignaro decide di rimediare irrorando copiosamente la carbonella. Negli ultimi anni sono morte molte persone alle prese con alcool e carbonella; decine è il numero dei decessi, non degli ustionati gravi o lievi che se la sono cavata: un rapido ritorno di fiamma lungo il getto di alcool raggiunge la bottiglietta che, avvolta dalle fiamme, può esplodere.

 

Il camino

Il caminetto, nelle poche case che se lo possono permettere o che lo hanno ereditato dal passato, raramente è utilizzato per il riscaldamento. Il rischio più grosso è la combinazione di imperizia e superficialità con cui gli aspiranti fuochisti si apprestano alla cura delle fiamme, passando dal più vivo interesse in fase di accensione al totale disinteresse in seguito. È vero che, generalmente, le fiamme del camino non hanno bisogno di essere sorvegliate. Bisogna, però, aver preso la precauzione che ceneri e braci non possano essere lanciate lontano dallo scoppiettare della legna e che non ci sia, tanto meno se si lasciano le fiamme incustodite, del materiale infiammabile nei dintorni (non solo benzina e alcool, anche i tessuti che rivestono e imbottiscono poltrone e sofà possono essere infiammabili).

Per soddisfare questa necessità è sufficiente un parafiamma, che, oltre a impedire l’espulsione di tizzoni, può avere anche la funzione di diminuire la temperatura radiante e quindi anche il rischio che il materiale nelle vicinanze prenda fuoco per irraggiamento.

 

La stufa

I pericoli aumentano passando dal semplice al complesso, dal camino alla stufa, dall’utilizzo di combustibili solidi a liquidi, gassosi. Oltre ai requisiti di stabilità intrinseca dell’attrezzatura, di resistenza al calore e di corretta evacuazione dei prodotti da combustione, i bruciatori a gas o simili si caricano di responsabilità nei confronti del controllo della combustione.

La statistica, però, sembra dirci il contrario: che gli incidenti aumentano in maniera inversamente proporzionale alle dimensioni e alla complessità dell’impianto. Il controsenso si spiega facilmente: al crescere delle dimensioni dell’impianto di produzione di calore la legge identifica precise responsabilità relativamente a installazione, collaudo e manutenzione, nonché precisi compiti di controllo sull’attuazione della normativa da parte dei Vigili del Fuoco.

È così che gli incidenti, incendi, esplosioni, decessi per asfissia o intossicazioni, legati all’utilizzo di “stufette” o “caldaiette” sono assai più frequenti di quelli causati da grosse centrali termiche. Un incidente non infrequente è quello della stufa a cherosene che prende fuoco mentre l’utente la carica di combustibile senza aver preso la precauzione di spegnerla.

 

I fornelli

Per concludere il nostro discorso sulle “fiamme libere” non rimangono che i fornelli. Torniamo al “triangolo del fuoco”: abbiamo visto che per innescare, propagare e sviluppare l’incendio, data la causa di innesco e l’inevitabile presenza di comburente, serve il combustibile. Perché l’incendio si sviluppi, in cucina come altrove, è dunque necessario che sia messo a disposizione della fiamma che ne fornirà l’innesco qualcosa che bruci facilmente.

In prossimità del fornello, sia esso elettrico, a gas o altro ancora, c’è, in primo luogo, il cibo che cuoce nel suo contenitore. Si sappia che i soli materiali commestibili facilmente incendiabili sono gli oli, tutti gli altri hanno bisogno di essere preventivamente disidratati nonché portati a temperature elevate.

Stabilito che in cucina fritti e cibi ricchi di grasso non solo aumentano il rischio di infarto ma anche quello di incendio, le altre situazioni che ne possono fornire l’occasione sono la presenza di materiali combustibili: carta, alcool, benzine (smacchiatori per esempio) nei dintorni delle fiamme, tende in materiale sintetico. Anche il filtro molto sporco di una cappa aspirante può essere il motivo della diffusione di un incendio.

Attenzione comunque, però: le fiamme possono colpire e fare danni irreparabili alle persone anche se nei dintorni dei fornelli non abbiamo accumulato materiale sufficiente per un vero incendio, basta calzare un guanto inadatto per spostare una pentola sul fornello, indumenti infiammabili, una capigliatura sciolta, e una favilla può scatenare rapidamente una situazione che definire indesiderata è un eufemismo.

 

Il fumo

Vogliamo chiudere questa rassegna di eventi infausti accennando ai pericoli insiti nel vizio del fumo. Le sigarette sono indicate come la causa di innesco certa più frequente dopo la corrente elettrica e le fiamme libere dei camini e delle stufe a legna. C’è chi afferma che gli incendi generati da sigarette, in abitazioni e altrove, dove per altro è spesso vietato fumare, sono più di duemila all’anno: mozziconi e fiammiferi ancora accesi, sigari e sigarette abbandonate, ceneri riversate nel cestino della carta o che cadono sul sofà, sul tappeto o sulla moquette, sulle coperte del letto, sono eventi non infrequenti e con gravi conseguenze.

Concludiamo con una riflessione che ci servirà più avanti, quando andremo a parlare di prevenzione: in tutto quello che abbiamo detto sopra è ricorrente il riferimento all’azione dell’uomo. Le parole chiave di queste considerazioni sono comportamento, disattenzione, ignoranza, temerarietà.

 

Prof. Ing. Leonardo Corbo

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