Gli incendi in casa: effetti e prevenzione

Gli effetti

Precedentemente abbiamo studiato l’incendio nella sua fase di innesco esaminando le cause che stanno alla sua base. Si è già capito, tuttavia, che la propagazione di un incendio è un fenomeno estremamente complesso, per questo è assai difficile stimarne in anticipo gli effetti, in termini di danni a cose e a persone, del suo propagarsi.

Un’abitazione, una struttura residenziale, offre una realtà talmente eterogenea, per quanto riguarda il materiale combustibile, la reazione al fuoco del contenitore e del suo contenuto, il comportamento dei suoi abitanti di fronte alle fiamme, che difficilmente si può prevedere l’esito con precisione. Vogliamo, tuttavia, cercare di mostrare, brevemente e a grandi linee, cosa può succedere in un incendio.

Si parta considerando che il fuoco produce fiamme, calore e tutto ciò che viene generalmente indicato come fumo, una miscela di gas, vapori e particelle in sospensione. La qualità di calore sviluppabile dipende dal tipo e dal volume di materiale combustibile presente ed è espressa dal concetto di carico di fuoco.

A seconda delle modalità di combustione, che dipendono dal tipo di combustibile presente e dalla sua disposizione nello spazio, e a seconda anche della geometria, delle caratteristiche fisiche, morfologiche e di permeabilità all’aria dell’ambiente che la ospita, il calore prodotto viene smaltito o accumulato e provoca un certo innalzamento della temperatura dell’ambiente, cioè del “contenitore” e del suo contenuto.

Gli effetti dell’innalzamento di temperatura sono molteplici. Per prima cosa una temperatura superiore facilita la propagazione della combustione a tutti i materiali combustibili non ancora interessati o addirittura ne provoca l’innesco anche senza che vengano lambiti dalle fiamme. Poi, tutti i materiali “patiscono” temperature elevate e i sintomi della loro sofferenza si possono identificare in alcune consistenti variazioni delle loro caratteristiche, ma soprattutto nella variazione delle dimensioni degli oggetti a cui danno forma.

Una barra di acciaio, per esempio, o un pilastro in calcestruzzo di tre metri, portati da 0 a 250°, si allungano di circa 1 centimetro. Lo stesso riscaldamento, applicato allo stesso pilastro ma da un lato solamente genera, supponendo che il salto di temperatura differenziale si distribuisca linearmente in uno spessore di 30 centimetri, uno sbandamento di oltre 4 centimetri in direzione opposta al gradiente di temperatura. A dilatazione e movimenti impediti corrispondono stati di tensione che i materiali non sempre sono in grado di sopportare: non solo il vetro, anche altri materiali fragili possono andare in frantumi, tutti portare al collasso interamente o parzialmente la struttura a cui danno forma.

Abbiamo parlato di variazione di altre caratteristiche dei materiali oltre le dimensionali. Certamente quelle che ci interessano di più sono quelle che ne descrivono il comportamento meccanico: resistenza, caratteristica, modulo elastico. Poche decine di gradi sono sufficienti a far perdere ogni resistenza meccanica a molti materiali sintetici, acciaio e calcestruzzo rinunciano a buona parte della loro resistenza a temperature superiori ai 400°.

Per quanto riguarda gli effetti sull’uomo, le fiamme e il calore prodotto in un incendio sono rischio di ustioni e di ipertermia.

Bruciature e colpi di calore, tuttavia, non sono gli eventi che più provocano vittime durante un incendio in un edificio residenziale. In primo luogo, tra i prodotti della combustione, ci sono gas e vapori i cui effetti asfissianti,  ma soprattutto tossici, sono letali. Monossido di carbonio (CO) e vapori cianidrici (HCN) sono i più pericolosi: quest’ultimi, prodotto della combustione di materiali particolari, e il primo in particolari condizioni di disponibilità di ossigeno possono portare al decesso nel giro di pochi minuti, addirittura in pochi secondi.

Non si trascuri, quindi, che il fumo provoca sempre irritazione alle vie respiratorie e bruciore agli occhi e conseguente riduzione della visibilità. Non dovrebbe essere necessario sottolineare quanto può essere letale non vedere un’uscita di emergenza.

Una riduzione del tenore di ossigeno presente in aria, poi, riduce sempre le capacità fisiologiche (si va dalla riduzione delle forze al sonno, fino ad una vera e propria paralisi) e psichiche (incapacità di coordinazione in attività complesse) di chi ne è sottoposto, ma soprattutto, in un incendio, il pericolo più grosso è il panico.

Fiamme, calore e fumo, dopo aver preso origine localmente, si propagano con diverse modalità all’interno della o delle strutture interessate, con effetti proporzionali alla loro estensione. È proprio a questa propagazione che in genere si tenta di porre rimedio in fase progettuale per ridurre l’estensione del fenomeno a parti della struttura o quantomeno ritardarlo per permettere l’intervento dei servizi di soccorso ed il suo spegnimento.

Per comprendere, sempre a grandi linee, cosa può fare il progettista per limitare la propagazione delle fiamme, almeno quanto basta alle squadre di soccorso per intervenire, si possono studiare modi e maniere con cui fuoco e fiamme possono propagarsi all’interno della struttura edilizia.

La propagazione in direzione orizzontale, da ambiente ad ambiente, avviene perché le partizioni che le separano non sono in grado di fermare il fuoco. Questo può succedere perché le porte che mettono in comunicazione i due ambienti cedono alle fiamme oppure perché il caso vuole che esse si trovino aperte all’evenienza o che esplosioni, detriti o altri eventi le hanno messe fuori uso, sorte che può capitare anche a partizioni leggere. Costituiscono, inoltre, una via preferenziale di propagazione dell’incendio anche le cavità in chiusure o partizioni, controsoffitti comunicanti e condutture impiantistiche non adeguate. Cavità all’interno di chiusure, partizioni, controsoffitti o condutture impiantistiche sono percorsi di propagazione delle fiamme anche in verticale. Inoltre, anche i solai possono cedere sotto la forza delle fiamme. Tuttavia, percorso preferenziale all’estensione dell’incendio da un piano all’altro di un edificio sono generalmente gli spazi di comunicazione quali scale non protette, specie in edifici monofamiliari.

 

La “prevenzione”

La dizione “prevenzione incendi” dovrebbe non aver bisogno di alcuna spiegazione. Dal punto di vista giuridico e amministrativo, tuttavia, è bene dire che essa è stata definitivamente inquadrata dal DPR 29 luglio 1982, n° 577, con il quale il legislatore ha attribuito al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco come compito istituzionale l’attuazione di tale “servizio di interesse pubblico per il conseguimento di obiettivi di sicurezza della vita umana e incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente”.

Per prevenire, quale che sia il rischio in esame, si può adottare una strategia di intervento diretto, andando a parare direttamente sull’evenienza indesiderata.

In primo luogo si può pensare all’eliminazione delle possibilità di insorgenza dell’evento indesiderato. Siccome si tratta di una strategia solitamente assai difficile da mettere in pratica ci si esprime, in genere, in termini di “riduzione” piuttosto che di eliminazione dei rischi.

Successivamente alla riduzione del rischio si possono adottare misure per “limitare i danni” una volta che tale evento si verifica.

Ridurre il rischio di incendio vuol dire adottare “misure, provvedimenti ed accorgimenti operativi atti a ridurre le probabilità dell’insorgere dell’incendio, quali dispositivi, sistemi, impianti, procedure di svolgimento di determinate operazioni, atti a influire sulle sorgenti di ignizione, sul materiale combustibile e sull’agente ossidante”.

Ridurre il rischio di incendio vuol dire adottare misure, provvedimenti ed accorgimenti operativi atti a ridurre le probabilità dell’insorgere dell’incendio, quali dispositivi, sistemi, impianti, procedure di svolgimento di determinate operazioni, atti a influire sulle sorgenti di ignizione, sul materiale combustibile e sull’agente ossidante.

Per limitare i danni alle persone alle persone e alle cose, direttamente interessate o interessabili dall’evolversi delle fiamme, vi sarà l’intervento di dispositivi dei sistemi e degli impianti di emergenza (protezione attiva), da una parte, e dall’altra (protezione passiva) la definizione delle caratteristiche costruttive e morfologiche, sia in grado di ridurre le possibilità di propagazione delle fiamme, sia di facilitare la fuga dagli ambienti della struttura.

Ci sono, infine, le attività dei servizi di pronto intervento e di spegnimento incendi del Corpo dei Vigili del Fuoco. Il decreto presidenziale citato vuole le attività di prevenzione incendi integrate con quelle relative alla “promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale, di vita e di lavoro previste dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” con la legge 23-12-1978 n. 833. Per essa e per il suo orientamento ha istituito un Comitato centrale tecnico-scientifico, che opera a tutto campo, dall’elaborazione di norme tecniche e procedurali in materia alla promozione di attività di studio, ricerca e sperimentazione.

La prevenzione incendi, che ha da sempre ispirato l’azione e l’intervento del Corpo dei Vigili del Fuoco, è affidata ai Comandi Provinciali, i quali “provvedono all’organizzazione e al funzionamento del servizio” svolgendo attività di verifica ispettiva riguardo all’osservanza delle normative nazionali e locali.

Non sempre, però, si può fare prevenzione in maniera “diretta” definendo normative, modalità di comportamento, precise responsabilità di applicazione, sanzioni e controlli a deterrenza della non applicazione.

A volte non solo non si possono imporre molte regole, ma per rendere effettivo, efficace, il loro impatto si rende necessario accompagnare tali regole ad un’adeguata attività di informazione e convincimento dell’importanza del loro rispetto.

Questo è il caso degli ambienti di vita, delle abitazioni, ove la tutela della salute del cittadino si scontra più che altrove con quella della sua libertà personale, con il suo diritto alla riservatezza. Facciamo un esempio: è facile imporre che l’esercente di un ristorante utilizzi tessuti autoestinguenti, più difficile pretendere di far cambiare le tende alla massaia.

Ebbene, in questi casi lo strumento più efficace è rendere partecipe il tutelando, fare in modo che sia lui, di sua spontanea volontà, a volere magari anche scegliere le modalità di intervento o attuarle in prima persona per la riduzione del rischio.

Questo significa fare prevenzione in maniera “indiretta”, informando e formando, creando nella società le basi per una cultura della sicurezza.

I Vigili del Fuoco fanno prevenzione non solo definendo, proponendo o partecipando all’elaborazione di norme, attuando il controllo sulla base delle normative nazionali o locali esistenti. Vedi, per esempio, la partecipazione dei rappresentanti dei Comandi a tutte le attività della Commissione edilizia locale.

Essi, dagli Organi centrali ai Comandi provinciali, fanno prevenzione anche in maniera “indiretta”. Si tratta, generalmente, di attività di informazione e formazione rivolte all’ambiente tecnico, soprattutto ai professionisti. Il sottoscritto si è mosso verso i professionisti con una serie di volumi anche su supporto informatico e nei confronti dell’informazione del cittadino con un supporto audiovisivo. Si tratta di un’iniziativa con cui si è voluto entrare nelle case, raccontando con tono diretto e comprensibile quali sono i pericoli del vivere domestico alla famiglia riunita a cena davanti alla televisione.

L’iniziativa, dal titolo Un consiglio al giorno, ha portato alla realizzazione nel 1990 di 80 cortometraggi di circa 3 minuti trasmessi da Rai 2, in cui, con sistematicità, ho voluto narrare la dinamica dei possibili incidenti domestici e raccontare con quali precauzioni, mezzi ma anche comportamenti tali incidenti si possano prevenire. I veri attori degli spot, ognuno dei quali parte da un proverbio, un modo di dire, sono le personificazioni animate dei “pericoli”, debellabili se si adottano le precauzioni prescritte.

80 cortometraggi pericoli in casa

Far parlare di incendi i personaggi di una favola è sicuramente un modo di presentare il problema in maniera più frivola di quanto si è soliti fare. Sembra però la maniera più efficace e l’idea è stata questa: se i Vigili del Fuoco non possono entrare in casa del signor Rossi per controllare se usa la prolunga giusta o se ha attaccato troppi elettrodomestici alla stessa presa, se non posso obbligare il proprietario dell’immobile a realizzare un impianto di messa a terra a regola d’arte, allora l’unica maniera di aggirare l’ostacolo è entrarci attraverso la televisione, usando gli strumenti di persuasione degli spot pubblicitari.

Pensiamo che l’utilizzo massiccio di mezzi di comunicazione, televisione, piuttosto che radio, giornali, internet o altri supporti, sia un mezzo privilegiato per combattere l’infortunio domestico, incendi inclusi, perché si annulli la sprovvedutezza e i cittadini conoscano i rischi a cui vanno incontro.

Prof. Ing. Leonardo Corbo

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