Il buco dell’ozono

Il buco dell'ozono: introduzione

Chi non ha sentito parlare del famigerato “buco” dell’ozono? E chi non ha la sua da dire o da temere sul global warming? Ebbene, nel 1970 furono scoperti i segreti della chimica del sottile e prezioso strato di ozono che ci aleggia sopra la testa, a circa 20 chilometri di altezza. Definito “il tallone di Achille della biosfera”, tale strato scherma la superficie della terra dai raggi ultravioletti, rendendo la vita possibile sul nostro pianeta. Si calcola che, qualora venisse compresso fino a raggiungere una pressione pari a quella che ha l’aria al livello del mare, lo strato di ozono avrebbe uno spessore di appena 3 millimetri. Come purtroppo ben sappiamo, il suo maggior nemico siamo noi, esseri umani, con le molteplici emissioni gassose prodotte dalle nostre attività.

Il fenomeno

L’Atmosfera è un involucro gassoso che circonda la Terra. L’aria di cui è costituita l’Atmosfera non è un composto chimico ma un miscuglio di gas fra cui l’ozono (O3).

L’Atmosfera può essere divisa in un certo numero di strati in base principalmente alla temperatura ovvero:

  1. in corrispondenza del suolo (Troposfera)
  2. nella zona tra 10 e 50 km (Stratosfera)
  3. al di sopra di 50 km (Mesosfera)

L’ozono presente nell’Atmosfera dal suolo fino a circa 80 km, in pratica è localizzato nella Stratosfera a circa 25 km.

La produzione di ozono avviene nell’alta Atmosfera per combinazione tra ossigeno atomico (O) e ossigeno molecolare (O2). Da alcuni decenni si è constatato che lo strato di ozono nella Stratosfera si è assottigliato. In particolare, l’impoverimento di ozono risulta assai rilevante nella zona dell’Antartide. Anche se le cause del fenomeno non sono state completamente chiarite a livello scientifico, è certo che il mutamento dell’equilibrio naturale è opera dell’uomo.

Tra i maggiori responsabili del fenomeno vanno probabilmente indicati i clorofluorocarburi (CFC, in particolare il triclorofluorometano, CFCl3, e il diclorodifluorometano, CF2Cl2). I CFC sono composti largamente utilizzati come gas refriferanti nei frigoriferi e come gas propellenti nelle bombolette spray. Una volta liberati nell’Atmosfera, essi raggiugono la Statosfera e concorrono alla distruzione dell’ozono presente. Infatti, per esempio, quando il triclorofluorometano viene colpito dalle radiazioni UV (λ ≈ 200 nm) avviene la reazione fotochimica che libera cloro atomico, molto reattivo, il quale può subito dar luogo a diverse reazioni, che portano alla diminuzione dell’ozono, mentre il cloro atomico attacca nuove molecole di ozono. Un solo atomo di cloro può così distruggere migliaia di molecole di ozono. Anche gli ossidi di azoto, presenti nei gas di scarico degli aerei suoersonici che volano nella Stratosfera, possono contribuire a determinare una riduzione dell’ozono.

Possibili soluzioni

Il metano, naturalmente presente nell’atmosfera, nella quale viene immesso pricipalmente ad opra di alcune specie animali (i bovini, in particolare, sono capaci di trasformare nel loro stomaco parte della cellulosa in metano) svolge un ruolo benefico per quanto riguarda il buco dell’ozono.

Il rimedio principale messo in atto dall’uomo per ridurre il buco dell’ozono consiste nell’adozione di nuovi gas propellenti, al posto dei CFC. Attualmente i CFC sono stati sostituiti dai CHFH (anch’essi clorofluorocarburi in cui l’idrogeno del metano non è stato completamente sostituito dagli alogeni). Tuttavia sembra che anche questi prodotti non siano perfettamente stabili e sono in corso di sperimentazione ulteriori nuovi prodotti in grado di svolgere le stesse funzioni senza compromettere la fascia di ozono. In questo modo si prevede che il buco dell’ozono possa scomparire del tutto verso il 2050.

Rimane comunque il difficile problema, comune ad altri di tipo ecologico, di prendere decisioni, frutto di accordi fra nazioni, che siano non soltanto giuste, ma anche operative in tempi brevi.

Naturalmente sono gli interventi collettivi, a livello governativo, che possono dare le svolte più evidenti alla risoluzione di un problema di così grande portata (spaziale e temporale); non si deve tuttavia assolutamente trascurare il valore dei comportamenti individuali come stimolo alle decisioni politiche ed economico-produttive,  soprattutto nei paesi a regime democratico. Basti pensare che l’industria cosmetica è stata costretta ed eliminare l’uso dei freon nelle bombolette spray nel timore di un boicottaggio da parte dei consumatori. In un certo senso le responsabilità individuali costituiscono la forza motrice più effiente alla messa in opera degli auspicati interventi.

Prof. Ing. Leonardo Corbo

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